Polibio

La tavola combinatoria

 Hist. 10, 45, 6-12

 

 

Nell’intenzione programmaticamente dichiarata e messa in atto nell’intera opera di attenersi ad un criterio pragmatico (cioè basato sui fatti) di scrittura della storia, Polibio si sofferma con ricchezza di dettagli (quando non con pedanteria, come sostengono alcuni) sulla descrizione di tutto ciò che possa costituire concreto oggetto di interesse, soprattutto per quanto riguarda l’ambito strategico - militare, vero centro di equilibrio della sua ricostruzione storica. In questo passo, dopo aver riconosciuto  nella rapidità delle comunicazioni un fattore essenziale di successo delle campagne militari, l’autore compie un breve excursus (di cui si presenta qui la parte essenziale) su una raffinata tecnica di comunicazione a distanza, nella cui messa a punto con un certo orgoglio  rivendica il proprio contributo. Si tratta di un sistema di codifica dell’alfabeto basato sull’assegnazione ad ogni lettera di una coppia di coordinate in una tabella (numero della riga e della colonna): ciò consente di tradurre in cifre ogni segno alfabetico, che può quindi essere comunicato a distanza con segnalazioni luminose riproducenti i numeri corrispondenti alle coordinate delle lettere di cui è costituito il messaggio. Come è evidente, e come Polibio stesso non si stanca di ripetere, perché il sistema funzioni sono necessarie estrema attenzione ed accuratezza nella sua messa in pratica.

 

  

Ὁ δὲ τελευταῖος τρόπος[1], ἐπινοηθεὶς διὰ Κλεοξένου καὶ Δημοκλείτου, τυχὼν[2] δὲ τῆς ἐξεργασίας δι' ἡμῶν, πάντη πάντως μέν ἐστιν ὡρισμένος[3] καὶ πᾶν τὸ κατεπεῖγον δυνάμενος ἀκριβῶς διασαφεῖν[4], κατὰ δὲ τὸν χειρισμὸν ἐπιμελείας δεῖ καὶ παρατηρήσεως ἀκριβεστέρας[5]. ἔστι δὲ τοιοῦτος. τὸ τῶν στοιχείων πλῆθος ἑξῆς δεῖ λαμβάνοντας διελεῖν εἰς πέντε μέρη κατὰ πέντε γράμματα[6]. λείψει δὲ τὸ τελευταῖον ἑνὶ στοιχείῳ[7]· τοῦτο δ' οὐ βλάπτει πρὸς τὴν χρείαν. μετὰ δὲ ταῦτα πλατεῖα παρεσκευάσθαι[8] πέντε τοὺς μέλλοντας ἀποδιδόναι τὴν πυρσείαν ἀλλήλοις ἑκατέρους καὶ γράψαι τῶν μερῶν ἑξῆς[9] εἰς ἕκαστον πλατεῖον, κἄπειτα συνθέσθαι[10] πρὸς αὑτοὺς διότι τοὺς μὲν πρώτους ἀρεῖ πυρσοὺς ὁ μέλλων σημαίνειν ἅμα καὶ δύο καὶ μενεῖ μέχρις ἂν ὁ ἕτερος  ἀνταίρῃ[11]. τοῦτο δ' ἔσται χάριν τοῦ διὰ ταύτης τῆς πυρσείας ἑαυτοῖς ἀνθομολογήσασθαι[12] διότι προσέχουσι. καθαιρεθέντων δὲ τούτων[13] λοιπὸν ὁ σημαίνων[14] ἀρεῖ μὲν τοὺς πρώτους ἐκ τῶν εὐωνύμων, διασαφῶν τὸ πλατεῖον ποῖον δεήσει σκοπεῖν[15], οἷον ἐὰν μὲν τὸ πρῶτον, ἕν'[16], ἂν δὲ τὸ δεύτερον, δύο, καὶ κατὰ λόγον[17] οὕτω· τοὺς δὲ δευτέρους ἐκ τῶν δεξιῶν κατὰ τὸν αὐτὸν λόγον[18], ποῖον δεήσει γράμμα τῶν ἐκ τοῦ πλατείου γράφειν[19] αὖ τὸν ἀποδεχόμενον τὴν πυρσείαν[20].  

L'ultimo metodo, che è stato escogitato da Cleosseno e Democlito, e che è stato perfezionato da me, è del tutto preciso sotto ogni punto di vista ed  è in grado di trasmettere con chiarezza ed esattezza ogni messaggio urgente, ma necessita di cura e attenzione molto scrupolosa per la sua messa in atto. Funziona così: si deve prendere e dividere l'insieme delle lettere nella loro successione alfabetica in cinque gruppi di cinque lettere. L'ultimo gruppo mancherà di una lettera: ma questo non è di ostacolo all'attuazione. Quindi coloro che intendono scambiarsi le segnalazioni luminose devono dotarsi entrambi di cinque tavolette e trascrivere  i gruppi di lettere in successione su ciascuna tavoletta, e poi accordarsi che chi intende comunicare solleverà una prima fiaccola e poi una seconda, ed attenderà finché l'altro risponda con lo stesso segnale. Ciò sarà allo scopo di darsi reciprocamente garanzia attarverso questo segnale che prestano attenzione. Abbassate queste fiaccole, in seguito il mittente solleverà prima le fiaccole a sinistra, indicando quale tavoletta si dovrà guardare: ad esempio, se vorrà indicare la prima, alzerà una fiaccola, se la seconda, due, e così via: e dopo a destra secondo il medesimo criterio segnalerà quale lettera della tavoletta dovrà trascrivere colui che riceve la segnalazione.


 

[1] Ὁ δὲ τελευταῖος τρόπος: il brano si trova alla conclusione di un excursus sulle tecniche di comunicazione immediata a distanza come strumento strategico per garantire l'efficacia dell'intervento militare. Le modalità (τρόποι) di comunicazione descritte non coincidono a rigore con il ricorso alla cifratura dei messaggi per garantirne la segretezza, ma possono implicarne l'uso, come è praticolarmente evidente con il metodo qui introdotto. La comunicazione a distanza tramite segnali luminosi è possibile solo se si è preventivamente stabilito un codice di conversione del messaggio in chiaro che, così trasmesso, viene poi decrittato dal  ricevente in base al medesimo codice: si tratta di un procedimento del tutto analogo a quello dell'alfabeto Morse (che però era un codice binario) alla base della comunicazione telegrafica.

[2] τυχὼν: come il precedente ἐπινοηθεὶς è un participio attributivo riferito a τρόπος: il metodo escogitato (ἐπινοηθεὶς: part. aor. passivo di ἐπινοέω) da Cleosseno e Democlito (personaggi sulle cui identità ed attività non abbiamo alcuna altra informazione se non questa fornita da Polibio), ha ottenuto (τυχὼν, part. aor. attivo di τυγχάνω) una perfetta realizzazione (ἐξεργασία: dalla radice di ἐργάζομαι, "compio", "lavoro", "realizzo",  con il preverbo ἐξ che indica compiutezza e completezza dell'azione) ad opera dello stesso storico, che qui fa riferimento a se stesso con il plurale δι' ἡμῶν (="grazie a noi").

[3] πάντη πάντως μέν ἐστιν ὡρισμένος: "è definito (ὡρισμένος, participio perf. passivo di ὁρίζω, dalla radice di ὅρος, "limite, confine") completamente (πάντη) e in ogni modo (πάντως)": l'autore insiste sulla perfezione del sistema di codifica e comunicazione messo a punto. La precisione è la caratteristica fondamentale di ogni procedimento del genere, e anche nelle righe successive è ripetutamente richiamata (cfr. n. 4 e 5).

[4] ἀκριβῶς διασαφεῖν: "rendere perfettamente chiaro". Il verbo διασαφέω, (dalla radice di σαφής, "chiaro, evidente, manifesto" con il preverbo διὰ, che indica pervasività dell'azione) e l'avverbio ἀκριβῶς ("precisamente") sono termini chiave per connotare l'efficacia e la precisione comunicativa del metodo di codifica descritto.

[5] ἐπιμελείας δεῖ καὶ παρατηρήσεως ἀκριβεστέρας: cura (ἐπιμέλεια) ed attenzione (παρατήρησις) (qui al genitivo richiesto da δεῖ) sono i requisiti indispensabili perché la comunicazione abbia luogo: il metodo è complesso e richiede nella sua messa in atto estrema precisione (ἀκριβεστέρας, comparativo assoluto).

[6] διελεῖν εἰς πέντε μέρη κατὰ πέντε γράμματα: proposizione infinitiva soggettiva di δεῖ (impersonale), ha un predicato verbale (διελεῖν) a sua volta privo di soggetto definito, a rimarcare la oggettività del procedimento su cui si basa la codifica che rende possibile la comunicazione (la divisione del'alfabeto in cinque gruppi di cinque lettere ciascuno).

[7] λείψει δὲ τὸ τελευταῖον ἑνὶ στοιχείῳ: "l'ultimo mancherà di una lettera": nell'alfabeto greco le lettere sono ventiquattro, quindi le tessere saranno quattro di cinque elementi ciascuna, e l'ultima di quattro: come precisa subito dopo il testo, questo non pregiudica l'efficacia del metodo (ai fini della codifica, che una tessera della tavola combinatoria resti vuota è ininfluente).

[8] παρεσκευάσθαι: infinito perfetto medio di παρασκευάζω, costituisce una proposizione infinitiva soggettiva del sottinteso δεῖ ricavabile dalle righe precedenti (vedi nota 6); il soggetto dell'infinitiva, in accusativo come di norma,  è una lunga perifrasi costruita sul participio sostantivato τοὺς μέλλοντας; questo a sua volta regge l'infinito ἀποδιδόναι nel costrutto euivalente sul piano del senso alla cd. perifrastica attiva del latino (τοὺς μέλλοντας ἀποδιδόναι τὴν πυρσείαν = "coloro che intendono scambiare il segnale di fuoco"); infine il pronome ἀλλήλοις (= "gli uni agli altri", dativo retto ἀποδιδόναι) sottolinea la reciprocità della comunicazione, e l'aggettivo ἑκατέρους (= "entrambi", qui in posizione predicativa del soggetto τοὺς μέλλοντας) rimarca la pariteticità dello scambio.

[9] γράψαι τῶν μερῶν ἑξῆς: "trascrivere i gruppi nell'ordine di successione":  altra infinitiva soggettiva coordinata a παρεσκευάσθαι (v. nota prec.), con cui condivide il soggetto;  il verbo è all' infinito aoristo attivo di γράφω (che qui regge il genitivo partitivo τῶν μερῶν); l'avverbio ἑξῆς (= "nell'ordine di successione") è uno dei tanti elementi che in tutto il brano insistono sulla accuratezza e sulla precisione indispensabili perché il metodo funzioni.

[10] κἄπειτα συνθέσθαι: ancora un'infinitiva soggettiva coordinata alle precedenti (κἄπειτα è crasi di καὶ ἕπειτα, "e poi"), il cui predicato verbale συνθέσθαι (inf. aor. medio di di συντίθημι, "stabilisco in accordo con qlc.") regge  a sua volta una proposizione dichiarativa oggettiva introdotta da διότι con il predicato al futuro indicativo (ἀρεῖ, fut. di αἴρω) e con soggetto la perifrasi già utilizzata qualche rigo sopra (v. nota 8) del participio sostantivato di μέλλω in unione con l'infinito (σημαίνειν); διότι introduce anche un secondo predicato verbale coordinato ad ἀρεῖ, μενεῖ (= "attenderà", futuro indicativo di μένω).

[11] μέχρις … ἀνταίρῃ: “finché l’altro le sollevi a sua volta”: proposizione temporale eventuale (l’eventualità si esprime con ἄν e il congiuntivo), in cui il predicato verbale ἀνταίρω  è composto con la preposizione ἀντί, “di contro, di rimando” ed αἵρω, “sollevo”.

[12] χάριν τοῦ… ἀνθομολογήσασθαι: χάριν e il genitivo (qui dell’infinito sostantivato ἀνθομολογήσασθαι, “dare garanzia di rimando”) esprime il complemento di fine o scopo (cfr. causa o gratia e il genitivo in latino). In posizione attributiva dell’infinito sostantivato troviamo un complemento di mezzo (διὰ ταύτης τῆς πυρσείας, “per mezzo di questo segnale di fuoco”), e un complemento di termine (ἑαυτοῖς “reciprocamente”, “gli uni agli altri”). Dall’infinito dipende poi una proposizione dichiarativa introdotta da διότι col verbo προσέχουσι (sott. τὸν νοῦν, “prestano attenzione”).

[13] καθαιρεθέντων δὲ τούτων: genitivo assoluto col participio aoristo passivo debole di καθαιρέω “abbasso”, “tiro giù”. Trad.: “abbassate queste”.

[14] ὁ σημαίνων: participio presente attivo sostantivato di σημαίνω, “segnalo”. Il verbo connota la cifratura del messaggio oggetto della comunicazione: il mittente ricorre a “segni” (σήματα) convenuti per comunicare col destinatario.

[15] διασαφῶν τὸ πλατεῖον ποῖον δεήσει σκοπεῖν: il participio διασαφῶν, che ha valore congiunto al soggetto della principale, regge un’interrogativa indiretta il cui oggetto, τὸ πλατεῖον, è anticipato in posizione di forte rilievo (lett.: “indicando la tavoletta, quale bisognerà guardare”). Ciò si spiega con l’ovvia centralità nel sistema di comunicazione della corretta individuazione della tavoletta a cui si fa riferimento.

[16] ἐὰν μὲν τὸ πρῶτον, ἕν': la protasi introdotta da ἐὰν è ellittica del verbo, di norma al congiuntivo nei periodi ipotetici del secondo tipo (δέῃ σκοπεῖν, “sia neccessario guardare”, o σημαίνῃ, “intenda segalare), così come l’apodosi  ἕν(α) è a sua volta ellittica del verbo ἀρεῖ;  trad: ”ne solleverà  una”.

[17] κατὰ λόγον: “secondo criterio”;  λόγος, la cui area semantica è estremamente varia e complessa, qui vale “ordine razionale”, “successione prefissata”, in altre parole designa la chiave del sistema di cifratura (cfr. anche alla riga successiva κατὰ τὸν αὐτὸν λόγον).

[18] τοὺς δὲ δευτέρους ἐκ τῶν δεξιῶν κατὰ τὸν αὐτὸν λόγον: anche in questo caso la proposizione è ellittica del verbo reggente, ἀρεῖ (trad.: “solleverà le seconde fiaccole a destra secondo il medesimo criterio)

[19] ποῖον … γράφειν: l’interrogativa indiretta, che richiama quella proposta poco sopra a proposito della “tavoletta” (cfr. n. 15), sottintende un participio διασαφῶν, che si ricava dal passo indicato e dal senso della frase; trad.: “chiarendo quale lettera tra quelle della tavoletta sarà necessario che scriva colui che riceve la segnalazione”.

[20] τὸν ἀποδεχόμενον τὴν πυρσείαν: il participio sostantivato di ἀποδέχομαι, “ricevo”, ha significato complementare a ὁ σημαίνων, “il mittente” (cfr. sopra, n. 14), e viene quindi tradotto come “il destinatario (della segnalazione di fuoco, πυρσεία)”