Plutarco

La testimonianza sulla scitala lacedemone

(Lysander, 19, 6 – 7)

 

 

 

 

E' opinione comune che la scitala lacedemone sia il primo esempio noto nella storia occidentale di cifratura di testi: la descrizione che segue è opera di Plutarco, vissuto tra I e II sec. d. C., ed è contenuta nella Vita di Lisandro, un generale spartano che fu tra i protagonisti della guerra del Peloponneso (431-404 a. C.) e degli avvenimenti immediatamente successivi. Da ciò si ricava che l'uso della scitala risalirebbe almeno al V sec. a. C., se non ancor prima, all' istituzione nella polis di Sparta della magistratura degli efori, che stando a Plutarco ne facevano regolarmente uso per le loro comunicazioni riservate.

Per completezza di informazione va detto che secondo alcuni studiosi (per cui cfr. le indicazioni bibliografiche in: L. Piccirilli, Plutarco. Le vite di Lisandro e di Silla, Mondadori, Milano 1997, p. 267) la scitala non sarebbe un mezzo di comunicazione segreta, ma un simbolo di autorità: la erronea interpretazione che la associa alla cifratura dei messaggi sarebbe stata introdotta da Apollonio Rodio (III sec. a. C.) e ripresa dalle fonti posteriori, da cui dipenderebbe anche il testo di Plutarco: non è questa la sede per affrontare la questione nel dettaglio, ma è evidente che tale tesi non è qui accolta.

 

  

Ἔστι δὲ ἡ σκυτάλη τοιοῦτον. ἐπὰν ἐκπέμπωσι ναύαρχον ἢ στρατηγὸν οἱ ἔφοροι[1], ξύλα δύο στρογγύλα μῆκος καὶ πάχος ἀκριβῶς ἀπισώσαντες[2], ὥστε ταῖς τομαῖς ἐφαρμόζειν πρὸς ἄλληλα[3], τὸ μὲν αὐτοὶ φυλάττουσι, θάτερον δὲ τῷ πεμπομένῳ διδόασι. ταῦτα δὲ τὰ ξύλα σκυτάλας καλοῦσιν. ὅταν οὖν ἀπόρρητόν τι καὶ μέγα  φράσαι βουληθῶσι[4], βιβλίον ὥσπερ ἱμάντα μακρὸν καὶ στενὸν ποιοῦντες[5] περιελίττουσι τὴν παρ' αὐτοῖς σκυτάλην, οὐδὲν διάλειμμα ποιοῦντες, ἀλλὰ πανταχόθεν κύκλῳ τὴν ἐπιφάνειαν αὐτῆς τῷ βιβλίῳ καταλαμβάνοντες[6]. τοῦτο δὲ ποιήσαντες ἃ βούλονται καταγράφουσιν εἰς τὸ βιβλίον, ὥσπερ ἐστὶ τῇ σκυτάλῃ περικείμενον[7]· ὅταν δὲ γράψωσιν, ἀφελόντες τὸ βιβλίον ἄνευ τοῦ ξύλου πρὸς τὸν στρατηγὸν ἀποστέλλουσι[8]. δεξάμενος δὲ ἐκεῖνος ἄλλως μὲν οὐδὲν ἀναλέξασθαι δύναται[9] τῶν γραμμάτων συναφὴν οὐκ ἐχόντων[10], ἀλλὰ διεσπασμένων, τὴν δὲ παρ' αὑτῷ σκυτάλην λαβὼν τὸ τμῆμα τοῦ βιβλίου περὶ αὐτὴν περιέτεινεν[11], ὥστε, τῆς ἕλικος εἰς τάξιν ὁμοίως ἀποκαθισταμένης[12], ἐπιβάλλοντα τοῖς πρώτοις τὰ δεύτερα, κύκλῳ τὴν ὄψιν ἐπάγειν[13] τὸ συνεχὲς ἀνευρίσκουσαν[14]. καλεῖται δὲ ὁμωνύμως τῷ ξύλῳ σκυτάλη τὸ βιβλίον, ὡς τῷ μετροῦντι τὸ μετρούμενον[15].  

La scitala è un oggetto del genere. Quando gli efori mandano in missione un navarco o uno stratego, dopo aver levigato due bastoni rotondi di legno in lunghezza e spessore, così che siano reciprocamente identici nelle dimensioni, ne conservano uno e consegnano l'altro a colui che è inviato in missione. Questi bastoni li chiamano scitale. Dunque, quando desiderano comunicare un'informazione segreta ed importante, preparano del papiro come una striscia di cuoio lunga e stretta e la avvolgono sulla loro scitala senza lasciare intervalli, ma ricoprendone col papiro la superficie tutto attorno. Dopo aver fatto ciò, scrivono ciò che vogliono sul papiro così come è disposto attorno alla scitala; quando hanno scritto, tolgono il papiro e lo mandano allo stratego senza il bastone. Quello, ricevutolo, non è in grado altrimenti di leggere nulla, dal momento che le lettere non hanno un ordine di successione, ma sono sparse alla rinfusa: allora prendendo la sua scitala vi avvolge la striscia di papiro così che, disponendosi nuovamente la spirale in un ordine identico, accostando ciò che vien prima ciò a che segue, vi gira attorno lo sguardo recuperando la continuità del messaggio. Analogamente al bastone, viene chiamata scitala anche il papiro, come ciò che è misurato rispetto a ciò che lo misura.


 

[1] ἔφοροι: gli Efori (= "controllori", da ἐπί + la radice di  ὁράω, "volgo lo sguardo verso", "osservo attentamente") erano i magistrati più potenti di Sparta. A loro tra l'altro era delegata la conduzione delle campagne  militari in caso di guerra, e i comandanti della flotta (ναύαρχοι) e delle truppe di fanteria (στρατηγοί) rispondevano a loro.

[2] ξύλα … ἀπισώσαντες: il participio congiunto ἀπισώσαντες introduce la descrizione dell'approntamento delle scitale, focalizzando immediatamente l'attenzione sulla accuratezza con cui i due bastoni devono essere portati ad avere eguali dimensioni: il verbo stesso ἀπισόω esprime l'idea di "eguagliare" (ἰσόω, dalla radice di ἴσος, "identico") "perfettamente" (ἀπό, preverbo che esprime la compiutezza dell'azione a partire dall'inizio); ma anche gli accusativi di relazione μῆκος καὶ πάχος ("in lunghezza e in spessore") e l'avverbio ἀκριβῶς ("con precisione") ribadiscono il concetto della necessità che i due bastoni siano identici: e in effetti è su questo elemento che si basa la possibilità di corretta decodifica col secondo bastone del messaggio composto sul primo.

[3] ὥστε ταῖς τομαῖς ἐφαρμόζειν πρὸς ἄλληλα: proposizione consecutiva all'infinito, il cui soggetto sottinteso sono i due bastoni. La conclusione del lavoro di approntamento delle due scitale è che "siano coincidenti l'una rispetto all'altra" nelle dimensioni (τομαί, dalla radice di τέμνω, "taglio").

[4] ὅταν … βουληθῶσι: temporale eventuale con valore iterativo (ogniqualvolta desiderino…): esprime la ragione del ricorso alla cifratura del messaggio: comunicare qualcosa di segreto (ἀπόρρητον, dal disusato ἀπείρω, vale "interdetto", "vietato", "che non può essere rivelato") ed importante (μέγα).

[5] βιβλίον … ποιοῦντες: la seconda fase del metodo di cifratura consiste nell'approntamento del materiale scrittorio su cui verrà redatto il messaggio: si tratta di  papiro (βιβλίον) ridotto alla dimensione lunga (μακρόν) e stretta (στενόν) di una striscia "come di cuoio" (ἱμάς).

[6] περιελίττουσι … καταλαμβάνοντες: anche la descrizione  dell'avvolgimento della striscia di papiro sulla scitala insiste sulla precisione del procedimento: περιελίττω  indica il "far girare attorno a";  è importante in questa operazione non lasciare alcuno spazio (διάλειμμα, dalla radice di διαλείπω, "interrompo", "dispongo a intervalli") e coprire (καταλαμβάνω, "prendo completamente") da ogni parte (πανταχόθεν) con il papiro (τῷ βιβλίῳ, dativo strumentale)  nell'arrotolarlo (κύκλῳ, avverbio: "attorno") la superficie (ἐπιφάνεια, dalla radice di ἐπιφαίνω,"mi mostro", "sono visibile") della scitala.

[7] ὥσπερ ἐστὶ τῇ σκυτάλῃ περικείμενον: proposizione comparativa. Un'ulteriore precisazione dell'accuratezza con cui si deve operare: la striscia di papiro non deve subire spostamenti mentre si scrive su di essa: ovviamente, se ciò accadesse, la codifica e la successiva decodifica del messaggio risulterebbero compromesse.

[8] ἀφελόντες … ἀποστέλλουσι: il participio congiunto di ἀφαιρέω ("tolgo", "sottraggo") segna il momento chiave della cifratura del messaggio, quello della separazione del supporto scrittorio (la striscia di papiro) dal bastone su cui è avvolto, ribadita dal complemento di privazione ἄνευ τοῦ ξύλου ("senza il legno"), che specifica le modalità di invio del messaggio al destinatario.

[9] ἄλλως μὲν οὐδὲν ἀναλέξασθαι δύναται: l'avverbio ἄλλως è il termine chiave di questo enunciato: chi riceve il messaggio non è "in altro modo" in grado di decifrarlo (ἀναλέγω vale alla lettera "raccolgo", "recupero", scil. il significato della scrittura): l'avverbio rimanda implicitamente al fatto che il destinatario disponde dell'unico mezzo in grado di ridare ordine e senso alla striscia di papiro ricevuta: la scitala di dimensioni identiche a quella in possesso degli efori.

[10] τῶν γραμμάτων συναφὴν οὐκ ἐχόντων: genitivo assoluto con valore causale (= "poiché le lettere non hanno ordine di successione"), oppure genitivo partitivo dipendente da οὐδὲν ("…nessun [senso] delle lettere prive di ordine di successione"). In ogni caso, è συναφή il termine chiave della cifratura del messaggio: dalla radice di συνάπτω, "collego", "combino insieme", indica la caratteristica essenziale della scrittura alfabetica, la connessione dei grafemi in un ordine d successione tale da riprodurre catene di significato (le singole parole e gli enunciati entro cui si articolano): sottratta questa caratteristica, è sottratta la possibilità di comprensione del messaggio.

[11] περιέτεινεν: imperfetto ("arrotolava"), esprime la consuetudine dell'azione: ogni volta che il destinatario riceve la striscia di papiro, la arrotola sulla propria scitala;  il verbo περιτείνω, "tendo attorno", è la prima connotazione della accuratezza dell'operazione, su cui si soffermano le righe successive del testo.

[12] τῆς ἕλικος εἰς τάξιν ὁμοίως ἀποκαθισταμένης: genitivo assoluto con valore temporale: "nel momento in cui la spirale (ἕλιξ) viene nuovamente disposta (ἀποκαθίσταμαι) nell' ordine  (εἰς τάξιν) in modo identico (ὁμοίως)";  i dettagli che insistono sulla precisione con cui il papiro va riavvolto sulla scitala corrispondono a quelle della parte iniziale del brano relative alla preparazione dei due bastoni e alla scrittura del messaggio (cfr. n. 2, 3, 6).

[13] κύκλῳ τὴν ὄψιν ἐπάγειν: la consecutiva all'infinito, introdotta da ὥστε tre righe sopra, ha come soggetto sottinteso il destinatario del messaggio, ricavabile da δεξάμενος … ἐκεῖνος all'inizio del periodo. L'azione espressa dalla consecutiva è quella di "girare attorno [alla scitala] lo sguardo", cioè l'azione di leggere ruotando il bastone sul suo asse. Dal soggetto sottinteso (all'accusativo) di questa consecutiva dipende un participio congiunto, ἐπιβάλλοντα, "accostando", i cui complementi, τοῖς πρώτοις τὰ δεύτερα, sono aggettivi sostantivati che significano "gli elementi del messaggio": trad.: "accostando ai primi elementi del messaggio i secondi [cioè: i successivi]". La precisazione sottolinea che la decifrazione del messaggio consiste nel ristabilire l'ordine di successione alterato delle lettere.

[14] τὸ συνεχὲς ἀνευρίσκουσαν: dal complemento oggetto della consecutiva, τὴν ὄψιν, "la vista", "lo sguardo", dipende il participio attributivo ἀνευρίσκουσαν (da ἀνευρίσκω, "ritrovo", "recupero") che a sua volta regge l'oggetto τὸ συνεχὲς (aggettivo sostantivato che significa "la continuità", dalla radice di συνέχω, "tengo insieme"). Trad.: "…la vista che è in grado di recuperare la continuità [delle lettere del messaggio]".

[15] ὡς τῷ μετροῦντι τὸ μετρούμενον: proposizione comparativa ellittica del predicato: costr.: ὡς τὸ μετρούμενον [καλεῖται ὁμωνύμως] τῷ μετροῦντι "come ciò che è misurato (τὸ μετρούμενον, participio passivo sostantivato)  viene chiamato allo stesso modo di ciò che lo misura (τῷ μετροῦντι, participio attivo sostantivato). Scitala è dunque sia il bastone, sia la striscia che su di esso si avvolge. Quello descritto in queste parole conclusive è uno dei procedimenti metaforici del linguaggio più comuni in tutte le lingue (cfr. ad es. in italiano espressioni come "bere un litro", saltare due metri", metter su dieci chili", ecc.)