Polibio

Biografia essenziale

 

 

 

Vissuto all’incirca tra il 204 e il 124 a. C. Polibio fu uno storico greco autore di una monumentale (e in buona parte perduta) opera che ricostruiva le vicende dell’ascesa romana nel Mediterraneo dal 220 al 146 a. C. (il periodo compreso tra la II e la III guerra punica e della contemporanea espansione romana in Oriente). Delle numerose notizie circa le sue vicende biografiche, due sono di fondamentale importanza per comprenderne l’operato: la sua appartenenza allo stato maggiore della lega Achea, di cui fu ipparco (comandante della cavalleria) fino alla vittoria romana nella battaglia di Pidna (168 a. C.),  con cui la Macedonia fu sbaragliata e furono gettate le basi per la conquista romana della Grecia; e il  suo successivo soggiorno a Roma, dove strinse amicizia con una delle famiglie più influenti della Repubblica, quella degli Scipioni, che seguì in molti dei più importanti teatri di guerra dei decenni successivi. In questo modo Polibio sia in Grecia sia a Roma godette di una posizione privilegiata per assistere alle vicende storiche più importanti dell’epoca, e in certa misura anche per prendervi parte. Ciò si traduce nelle sue Storie non solo nella ricchezza di dettagli e nella precisione delle informazioni, spesso raccolte di prima mano, con cui ricostruisce le dinamiche degli avvenimenti, ma anche nel taglio spiccatamente politico-militare della sua opera, e nella individuazione degli eventi bellici come nucleo centrale di interesse della sua ricerca.

Ad orientare in questa direzione la sua attività di storico concorsero non solo le vicende personali e il contesto dell’epoca in cui visse, ma anche la sua decisa presa di posizione, a più riprese ribadita nel corso dell’opera, contro la deriva che la storiografia greca aveva da qualche secolo intrapreso nella direzione del romanzesco e di una drammatizzazione spiccatamente accentuata nella narrazione degli avvenimenti. Contro tale degenerazione, che aveva progressivamente allontanato la storia dalla fedeltà al vero e dallo scrupoloso rispetto delle fonti, Polibio rivendica il rigore del proprio metodo e la natura pragmatica della propria opera, intendendo con tale termine indicare nei fatti (pragmata), e soprattutto in quella particolare categoria di fatti che sono le imprese belliche, la sostanza ed il centro di interesse esclusivo della propria ricerca. Da questo punto di vista l’opera dello storico si pone come recupero dell’alto magistero di Tucidide e come ritorno alle origini di un genere letterario che secoli di disinvolta superficialità mirante all’intrattenimento dei lettori avevano corrotto; e se questo risultato può essere ottenuto solo al prezzo di una certa pedanteria e dell’alone di risentita scrupolosità ragionieristica che spesso grava sulla sua opera, Polibio è disposto a pagarlo interamente.

 

 

Il testo originale dell’opera superstite di Polibio:

                        http://www.perseus.tufts.edu/hopper/text?doc=Perseus:text:1999.01.0233

http://www.livius.org/su-sz/suetonius/suetonius.html

 

Sintesi di alcuni aspetti essenziali dell’opera di Polibio (in inglese)

                         http://www.humanistictexts.org/polybius.htm