nota dell'autore

 

 

Che ci faccio qui?

In un sito di crittografia, in mezzo a pagine dedicate a funzioni matematiche, all'algebra astratta e alla teoria dei numeri, che ci faccio io, che mi occupo di letteratura latina e greca? Perché sono qui?  La domanda è legittima, e me la sono posta anch'io. Ecco le risposte che ho trovato.

In primo luogo sono qui perché due colleghi che stimo ed ammiro me l'hanno chiesto. Che si tratti di due colleghi di matematica non è affatto irrilevante: significa che abbiamo in comune l'interesse a gettare dei ponti tra le discipline che insegniamo, e già questa potrebbe essere una risposta più che sufficiente alla mia collaborazione a questo sito.

In secondo luogo sono qui perché l'Università di Milano Bicocca e il liceo Zucchi hanno creduto in questo progetto: io sono sensibile alle aspettative che altri investono su di me, e cerco entro i miei limiti di corrispondervi.

In terzo luogo, e qui ci avviamo alle motivazioni di fondo, a quelle che esulano dalle contingenze e dalle occasionalità che mi hanno coinvolto in questo lavoro, la mia partecipazione a un sito che si occupa di matematica risponde ad un'esigenza che ho sempre avvertito nell'insegnamento delle lingue classiche: quella di rompere il cerchio dell' isolamento e della autoreferenzialità che spesso circonda lo studio della cultura antica. Il latino e il greco non sono lingue morte; non sono nemmeno riducibili alla definizione di "radici della cultura europea"; men che meno sono astrusità da studiosi chiusi nelle loro torri d'avorio. Il latino e il greco sono occasioni: di confronto, di approfondimento, di discussione; anche di diversione, anche di critica; in ogni caso di conoscenza. Io sono qui a cercar di cogliere (e far cogliere) queste occasioni.

E ancora, sono qui perché da sempre (per lo meno da quando mi occupo di cultura classica) cerco di combattere contro uno stereotipo: quello della separazione tra cultura "umanistica" e cultura "scientifica". Il latino e il greco non sono solo lo studio della poesia di Omero e Virgilio, Eschilo e Orazio. Sono anche Platone, Ippocrate e Galeno, Archimede e Vitruvio, Euclide, Giustiniano, Tolomeo: sono cioè filosofia, medicina, ingegneria, matematica, giurisprudenza, geografia, astronomia, ecc. Questo voglio dire, questo sono qui a rappresentare.

E in ultimo, sono qui per una convinzione certo non solo mia, ma che sento con particolare forza: la matematica, con le sue astrazioni, con le sue deduzioni, con la sua logica, ha delle affinità di fondo con la logica che sta alla base di ogni studio linguistico. Le variabili di senso che combinate tra loro portano alla corretta interpretazione e traduzione di un enunciato sono sostanzialmente affini alle variabili di un'equazione o di un sistema matematico complesso, e per risolvere entrambi ci vogliono le stesse capacità di astrazione, di combinazione e di ragionamento. Insomma: se sono qui, è perché credo che non solo sul piano dei contenuti, ma anche sul piano formale, ciò che insegno (quanto meno nella sua dimensione di traduzione dalle lingue classiche) sia molto più vicino alla matematica di quanto comunemente si creda.

 

10 luglio 2010

Professor Fernando Montrasio